La Sonnambula

di Vincenzo Bellini

Victorian Opera
Hamer Hall, Arts Centre
http://victorianopera.com.au

Melbourne, Australia
  • Direttore Richard Mills
  • maggio 2017
    05
    venerdì
    12:00 > 15:00
    3 ore
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La Sonnambula

Interpreti

Stampa e Recensioni

Simon Parris: Man in Chair
Simon Parris
Victorian Opera: La Sonnambula review
Oltre alla natura divina del suo canto, un fattore chiave del successo della Pratt è il controllo meticolosamente considerato delle vocalità. Dopo l'aria di apertura "Care compagne", la Pratt aveva già spazzato via il pubblico con la sua squisita voce, eppure si era chiaramente trattenuta, opportunamente visto la situazione e il calibro della performance durante l'intera serata. Come per Lucia di Lammermoor l'anno scorso, la Pratt ha reso omaggio alla grande dama Joan Sutherland, adottando largamente le sue ornamentazioni. La prate di Amina raggiunge il climax al finale, con due arie, una triste e una gioiosa. Nonostante il momento drammatico, la Pratt si è fatta sfuggire un piccolo sorriso dopo "Ah! Non credea mirarti" tale è stata l'entusiastica risposta del pubblico. Un Fa sovracuto interpolato alla fine di "Ah! Non giunge uman pensiero" ha condotto l'opera ad una impressionante conclusione.
Opera Chaser
Una serata di straordinaria estasi Belcantistica con La Sonnambula di Victorian Opera
Quando la Pratt è salita sul palco indossando un abito da sera blu con corpetto nero e scialle grigio, catapultando il suo recitativo e la sua cavatina "Care compagne - Come per me sereno", verso livelli straordinari, un cambiamento palpabile si è avvertito in sala, preannunciando la magnifica serata che sarebbe seguita. Sicura e rilassata, trasmettendo un senso di agevole libertà, la Pratt impersona la bellezza della voce che la identifica come maestra della sua arte e dona al ventunesimo secolo una nuova stella del belcanto. Ogni frase morbidamente plasmata arrivava carica di emotiva espressività e impegnato magnetismo così da deflettere l'attenzione via da lei e verso un'Amina prima gioiosa e poi innocente, ingiustamente accusata e con il cuore spezzato. La professionalità consumata della Pratt traspare dal legame con i suoi colleghi e dalla dedizione alla recitazione mentre trasmette una delicata e naturale eleganza, idonea sia alla sua presenza come stella dello spettacolo sia come interprete principale. Mentre il primo atto volgeva al colossale finale in cui Elvino ripudia Amina, la bravura della Pratt con il più fragile dei pianissimi e la capacità di tenere le note per tempi lunghissimi è stata un esperienza toccante. Da li in poi la Pratt si è imbarcata in una tale spettacolare esibizione di coloratura pirotecnica da lasciare l'intera città sbalordita. Infine tornata in abito da sera nero lungo per il secondo atto, la Pratt ha mantenuto inalterata la sua perfezione e il suo naturale calore lungo il percorso che porta al giubilante finale.
O'Connell the Music
Clive O'Connell
La Pratt raccoglie gli onori
Non disponibile in italiano
Jessica Pratt proved more than equal to the task with admirable technical control and a fine characterization of open-hearted simplicity. Pratt gave us an excellent Amina, from her first appearance to the happy (and quick) resolution of the opera’s action. In the initial Come per me sereno cavatina, she demonstrated how to handle the composer’s thick fioriture, particularly in a throw-away piece of brilliance at non, non brillo (the sort of startling facility that typified Sutherland at her best), and again at a quicksilver non ha forza a sostener. In fact, Pratt sustained her role beyond expectations at the crucial point where she is spurned by Elvino, maintaining our sympathy throughout the D’un pensiero quintet and the following Act 1 finale where again the character yields dynamic and range primacy to her ex-fiance – whom any spirited girl outside opera would have now given up as a waste of space. But it’s Ah non credea mirarti that crowns the opera – a surprisingly non-flamboyant peak, but you can expect only a few flashes of brilliance from a sleepwalking heroine (unless you happen to be watching Lady Macbeth or Lucia). Pratt mirrored her opening aria’s happiness with a moving depiction of a credulous soul finding consolation in her dreams. But the pretty-well packed hall was waiting for the fireworks of Ah! non giunge, and Pratt didn’t disappoint...

Australian Book Review
Peter Rose
La Sonnambula (Victorian Opera)
Il suo canto, tanto bello quanto in quel memorabile "Puritani". Molti i momenti significativi: La prima aria di Amina, 'Come per me sereno' e la brillante caballetta che ne segue; il suo duetto al primo atto con Elvino; 'D'un pensier e d'un accento', l'insieme che chiude l'atto. A quel punto Amina è per lo più assente fino alla lunga scena che chiude l'opera 'Ah! Non credea mirarti'. Qui delicatamente o del tutto non accompagnata, la bellezza del tono della Pratt e la precisione del suo canto si palesano ovviamente. Quest'aria magnifica (cantata con gran trasporto da Maria Callas in un concerto del 1965) è stata seguita dal giubilante 'Ah! Non giunge uman pensiero' - una delle più celebrate caballette del repertorio italiano.
Limelight Magazine
Ben Wilkie
Recensione: La Sonnambula (Victorian Opera)
Il che ci porta a Jessica Pratt, che ha catturato [il pubblico] dal momento in cui è apparsa sul palco. Poteva sembrare improbabile superare l'emozionante resa della sua prima aria "Care compagne", e invece, col progredire della serata, il pubblico è andato sempre più in estasi e la Pratt ha condotto l'opera ad una chiusura spettacolare raggiungendo nelle sezioni finali di "Ah! Non giunge uman pensiero" livelli fenomenali. C'è poco altro da dire della Pratt che non sia già stato scritto prima, per cui mi limiterò a dire che le voci sono vere: ha una voce squisita e Victorian Opera ha messo in piedi uno spettacolo dannatamente buono.
Classic Melbourne
Patricia Maunder
Victorian Opera: La Sonnambula
Più di ogni altra cosa, dovevamo ascoltare l'australiana di nascita, italiana d'adozione, Pratt, nella sua ormai consueta comparsa annuale con Victorian Opera, strumentale alla riproposizione sui palcoscenici di Melbourne di alcuni lavori adorati del belcanto di Bellini e Donizetti (alcuni sempre più raramente ascoltati dai giorni di Joan Sutherland; e si, si mormorava positivamente di paragoni fra la grande dama e la Pratt). Con una stupefacente combinazione di talento e tecnica, ha stregato il pubblico nelle vesti di Amina. Bellissimo tono, controllo perfetto, dizione eccellente, sovracuti stratosferici, trilli agili, pianissimi in qualche modo sia delicati sia potenti, espressività che rivela una profonda comprensione del personaggio e della partitura - La Pratt ha messo in scena l'arsenale completo del soprano di coloratura. Brava!

The Australian
Peter Burch
Victorian Opera’s La Sonnambula: energetic portrayal of a sleepwalker
Nel ruolo principale di Amina, l'acclamatissima diva internazionale Jessica Pratt che ritorna a Melbourne per guidare un superbo cast...
NBR
John Daly-Peoples
Australian music: Victorian Opera's 'La Sonnambula'
Fin dalla sua apertura con "Care compagne" ha stregato il pubblico investendo l'aria di una stupefacente carica tecnica ed emotiva. La sua voce è stata voluttuosa con una robusta presenza scenica, recitando con leggera frivolezza così da rendere più reale il personaggio. La coloratura, lungo tutto il lavoro, ha aggiunto immensamente alla performance, con la voce che troneggiava sugli altri cantanti e l'orchestra e culminando in gran sestetto finale: “Signor..che creder deggio.”
Stage Whispers
Graham Ford
La Sonnambula
Squisita! Non ci sono altre parole per descriverla... ...Nonostante io possegga un certo numero di registrazioni [dell'opera], non ne ho nessuna in cui il soprano possa eguagliare quello che ho ascoltato da Jessica. Con una capacità di trattenersi, poco comune nel mondo dell'opera, la voce che ci è stata servita era infallibilmente bella. Si è solo consentita di lasciarla libera nei grandi insiemi e ha centrato un bellissimo Fa sovracuto alla fine. È stata una notte speciale. ...nessuno dei presenti la dimenticherà mai.

Composizione

La Sonnambula

Libretto scritto in italian da Felice Romani, messo in scena la prima volta di domenica il 06 marzo del 1831
La sonnambula è un'opera in due atti messa in musica da Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani. È considerata con I puritani e Norma uno dei tre capolavori del compositore catanese.
Sinossi
La scena rappresenta un villaggio della Svizzera. Epoca imprecisata. Atto I Quadro primo: Villaggio. In fondo al teatro si scorge il mulino di Teresa: un torrente ne fa girare la ruota. Si festeggiano le nozze fra Elvino ed Amina, un'orfana allevata dalla mugnaia Teresa. L'unica ad essere scontenta è l'ostessa Lisa, anch'essa innamorata del giovane possidente, che rifiuta le profferte amorose di Alessio, un altro giovane del villaggio. Al villaggio giunge un nobiluomo, che mostra di conoscere assai bene quei luoghi, ma che nessuno dei villici riconosce. Si tratta del conte Rodolfo, figlio del defunto signore del castello. Il gentiluomo, che si stabilisce nella locanda di Lisa, rivolge alcuni complimenti ad Amina, dicendole che il suo viso le ricorda quello di una donna che egli aveva conosciuto molti anni prima. Prima di salutarlo, i villici lo avvertono che il paese è popolato dalla sinistra presenza di un fantasma, ma il colto signore giudica le loro parole frutto di pura superstizione. Le lusinghe del Conte hanno frattanto destato la gelosia di Elvino che, rimasto solo con lei, rimprovera la futura sposa. Quadro secondo:Stanza nell'osteria. Di fronte una finestra: da un lato porta d'ingresso: dall'altro un gabinetto. Avvi un sofà e un tavolino. Nelle sue stanze, il conte Rodolfo è intento a corteggiare Lisa. Quando s'odono dei passi, l'ostessa fugge precipitosamente, ma prima riconosce Amina, che in stato di sonnambulismo sta recandosi nella stanza del Conte. La sonnambula si rivolge affettuosamente al nobiluomo, invocando il nome del futuro sposo, descrivendo rapita la prossima cerimonia delle sue nozze e infine chiedendogli di abbracciarla. Rodolfo dapprima non sa che fare. Il gentiluomo decide quindi di non approfittare della situazione e abbandona la stanza senza svegliare la sonnambula. Nel frattempo un gruppo di villici sopraggiunge alla locanda per salutare il conte (di cui ha finalmente scoperto l'identità); Lisa, maliziosamente, conduce tutti alla stanza di Rodolfo, dove sorprendono la giovane Amina adagiata sul divano. Lo sconcerto è generale. Elvino, sconvolto, rompe il fidanzamento, mentre la ragazza, destatasi, inconsapevole di quanto è accaduto, non può trovare parole per giustificarsi. Illustrazione di William de Leftwich Dodge (1899) Atto II Quadro primo: Ombrosa Valletta fra il Villaggio e il Castello. Mentre un gruppo di villici si reca dal Conte per convincerlo a prendere le sue difese, Amina cerca consolazione nell'affetto della madre. Amina si imbatte in Elvino che, straziato per gli avvenimenti, le ricorda come lo abbia reso il più infelice tra gli uomini e le strappa l'anello di fidanzamento. Quadro secondo: Villaggio come nell'atto I. In fondo al teatro si scorge il mulino di Teresa: un torrente ne fa girare la ruota. Invano il conte Rodolfo tenta di spiegare ai villici cosa sia il sonnambulismo e di far recedere Elvino dalle sue posizioni. Il giovane, per ripicca, ha ormai deciso di andare a nozze con l'ostessa Lisa. Il paese è quindi nuovamente in festa in vista di una nuova possibile cerimonia nuziale, ma quando Lisa ed Elvino passano davanti al mulino di Teresa, la donna accusa Lisa di essere incorsa nella stessa colpa attribuita ad Amina, portando come prova un fazzoletto appartenuto all'ostessa e trovato nella stanza del conte Rodolfo. Elvino si sente nuovamente tradito, quando fra la meraviglia generale, si vede Amina camminare in stato di sonnambulismo sul cornicione del tetto di casa. È la prova che il conte Rodolfo aveva ragione. Contemplando il fiore appassito che Elvino le aveva donato il giorno prima, la sonnambula canta il suo amore infelice ("Ah! non credea mirarti"), ascoltata da tutti, e quando si desta può finalmente riabbracciare l'amato Elvino. Il villaggio, nuovamente in festa, si prepara per le tante sospirate nozze.

Vincenzo Bellini

Breve biografia del compositore
Vincenzo Salvatore Carmelo Francesco Bellini (Catania, 3 novembre 1801 – Puteaux, 23 settembre 1835) è stato un compositore italiano, tra i più celebri operisti dell'Ottocento. Le sue opere furono dieci in tutto, più famose e rappresentate sono La sonnambula, Norma e I puritani. Biografia Nato a Catania il 3 novembre 1801 da Rosario Bellini e da Agata Ferlito in un appartamento in affitto di Palazzo Gravina Cruyllas in Piazza San Francesco, Vincenzo fu figlio e nipote d'arte: il nonno Vincenzo Tobia Felice, originario di Torricella Peligna e all'epoca noto compositore di musiche sacre, già attivo a Petralia Sottana, fu scritturato da Ignazio Paternò Castello e pertanto si trasferì a Catania in via Santa Barbara. Il piccolo Vincenzo dimostrò precocemente un interesse nei confronti della musica e intorno all'età di 14 anni si trasferì a studiare dal nonno il quale ne intuì l'alta predisposizione verso la composizione. Intorno al 1817 la sua produzione si fa particolarmente intensa, per convincere il senato civico ad ottenere una borsa di studio per il perfezionamento da effettuarsi al Real Collegio di Musica di San Sebastiano, con una supplica datata al 1818. Nel 1819 ottenne la borsa di 36 onze annue grazie all'interesse dell'intendente del Vallo, il duca di Sammartino. Partì da Messina, ospite dello zio padrino Francesco Ferlito, il 14 giugno e giunse al porto di Napoli dopo cinque giorni di tempesta, scampando fortunosamente ad un naufragio. A Napoli fu allievo di Giacomo Tritto, ma conosciuto Nicola Antonio Zingarelli preferì seguire quest'altro, il quale lo indirizzò verso lo studio dei classici e il gusto per la melodia piana ed espressiva, senza artifici e abbellimenti, secondo i dettami della scuola musicale napoletana. Tra i banchi del conservatorio ebbe come condiscepoli Saverio Mercadante ed il musicista patriota Piero Maroncelli, ma soprattutto conobbe il calabrese Francesco Florimo, la cui fedele amicizia lo accompagnerà per tutta la vita e dopo la morte, allorché Florimo diventerà bibliotecario del conservatorio di Napoli e sarà tra i primi biografi dell'amico prematuramente scomparso. In questo periodo Bellini compose musica sacra, alcune sinfonie d'opera e alcune arie per voce e orchestra, tra cui la celebre Dolente immagine il cui testo è attribuito alla sua fiamma di allora, Maddalena Fumaroli, opera oggi nota solo nelle successive rielaborazioni per voce e pianoforte. Nel 1825 presentò al teatrino del conservatorio la sua prima opera, Adelson e Salvini, come lavoro finale del corso di composizione. L'anno dopo colse il primo grande successo con Bianca e Fernando, andata in scena al teatro San Carlo di Napoli col titolo ritoccato in Bianca e Gernando per non mancare di rispetto al principe Ferdinando di Borbone. L'anno seguente il celebre Domenico Barbaja commissionò a Bellini un'opera da rappresentare al Teatro alla Scala di Milano. Partendo da Napoli, il giovane compositore lasciò alle spalle l'infelice passione per Maddalena Fumaroli, la ragazza che non aveva potuto sposare per l'opposizione del padre di lei, contrario al matrimonio con un musicista. Sia Il pirata (1827) che La straniera (1829) ottennero alla Scala un clamoroso successo: la stampa milanese riconosceva in Bellini l'unico operista italiano in grado di contrapporre a Gioachino Rossini uno stile personale da cui prende la bellezza proprio quest'ultimo, basato su una maggiore aderenza della musica al dramma e sul primato del canto espressivo rispetto al canto fiorito. Meno fortuna ebbe nel 1829 Zaira, rappresentata a Parma per inaugurare il nuovo Teatro Ducale di Parma (oggi Teatro Regio di Parma) e la cui rappresentazione riscosse scarso successo. Lo stile di Bellini mal si adattava ai gusti del pubblico di provincia, più tradizionalista. Delle cinque opere successive, le più riuscite sono non a caso quelle scritte per il pubblico di Milano (La sonnambula, e Norma, entrambe andate in scena nel 1831) e Parigi (I puritani - 1835). In questo periodo compose anche due opere per il Teatro La Fenice di Venezia: I Capuleti e i Montecchi (1830), per i quali adattò parte della musica scritta per Zaira, e la sfortunata Beatrice di Tenda (1833). La svolta decisiva nella carriera e nell'arte del musicista catanese coincise con la sua partenza dall'Italia alla volta di Parigi. Qui Bellini entrò in contatto con alcuni dei più grandi compositori d'Europa, tra cui Fryderyk Chopin, e il suo linguaggio musicale si arricchì di colori e soluzioni nuove, pur conservando intatta l'ispirazione melodica di sempre. Oltre ai Puritani, scritti in italiano per il Théâtre-Italien, a Parigi Bellini compose numerose romanze da camera di grande interesse, alcune delle quali in francese, dimostrandosi pronto a comporre un'opera in francese per il Teatro dell'Opéra di Parigi. Ma la sua carriera e la sua vita furono stroncate a meno di 34 anni da un'infezione intestinale probabilmente contratta all'inizio del 1830. Bellini fu sepolto nel cimitero Père Lachaise, dove rimase per oltre 40 anni, vicino a Chopin e a Cherubini. Nel 1876 la salma fu traslata nel Duomo di Catania. Nelle varie tappe che segnarono il ritorno in Patria, il feretro del compositore fu accolto ovunque con calore e commozione. Giunto infine nella sua città natale, vennero celebrate le solenni esequie, a cui parteciparono migliaia di catanesi, alcuni parenti del compositore (tra cui due fratelli ancora in vita), e una folta rappresentanza di autorità civili, militari e religiose. In onore del ritorno in Patria delle sue spoglie la sua città natale riprodusse l'Arco di Trionfo di Parigi in ricordo del soggiorno francese del musicista. La tomba fu realizzata dallo scultore Giovanni Battista Tassara, mentre il monumento cittadino fu opera di Giulio Monteverde. Heinrich Heine lo descrive così: «Egli aveva una figura alta e slanciata e moveva graziosamente e in modo, starei per dire, civettuolo. Viso regolare, piuttosto lungo, d'un rosa pallido; capelli biondi, quasi dorati, pettinati a riccioli radi; fronte alta, molto alta e nobile; naso diritto; occhi azzurri, pallidi; bocca ben proporzionata; mento rotondo. I suoi lineamenti avevano un che di vago, di privo di carattere, di latteo, e in codesto viso di latte affiorava a tratti, agrodolce, un'espressione di dolore». Secondo Heine, Bellini parlava francese molto male, anzi: «orribilmente, da cane dannato, rischiando di provocare la fine del mondo».

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