Les Contes d'Hoffman

di Jacques Offenbach

Bremen Musikfest
Die Glocke
https://www.musikfest-bremen.de/start/

Brema, Germania
Sottotitoli in German
  • settembre 2018
    01
    sabato
    19:00 > 23:00
    4 ore
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Les Contes d'Hoffman

Interpreti

Stampa e Recensioni

Neue Oz
Ralf Döring
Il Bremen Musikfest entusiasma con "I Racconti di Hoffman"
Jessica Pratt stupefacente macchina di coloratura come Olympia, toccante come Antonia, seducente come Giulietta e chiude come Stella - è oggi prassi usare una singola cantante per tutti i ruoli femminili nella vita di Hoffmann. Questo non ha sempre successo, poiché i personaggi sono vocalmente molto diversi. La Pratt, australiana d'origine, è invece tuttavia ugualmente a suo agio in tutte i registri e così le quattro donne si trasformano in quattro studi sulla natura impossibile dell'amore.
Kreiszeitung
Markus Wilks
L'opera di Offenbach "I Racconti di Hoffman" al Musikfest di Brema
Con Jessica Pratt, il festival musicale ha a disposizione una cantante in grado di personificare tutte le figure femminili in modo chiaramente distinto. Che versatile presenza scenica! - sia come lo scintillante automa Olympia, sia la Antonia in lutto o infine come la gioiosa Giulietta, questo soprano drammatico di coloratura riempie la volta fino all'ultima arcata con lirica intimità e potenza vocale.

Composizione

Les contes d'Hoffmann

Libretto scritto in italian da Jules Barbier, messo in scena la prima volta di giovedì il 10 febbraio del 1881
Les contes d'Hoffmann (in italiano: I racconti di Hoffmann) è un'opera fantastica in cinque atti di Jacques Offenbach su libretto di Jules Barbier, tratto da una pièce scritta nel 1851 assieme a Michel Carré. È la seconda opera composta da Offenbach, compositore dedito al genere dell'operetta, che tuttavia morì prima di completarne la strumentazione, terminata in seguito da Ernest Guiraud. La prima rappresentazione assoluta avvenne all'Opéra-Comique di Parigi il 10 febbraio 1881.
Sinossi
L'azione si sviluppa in diverse città durante i primi anni del XIX secolo. Il prologo e l'epilogo sono ambientati a Norimberga; gli atti II, III e IV si svolgono rispettivamente a Parigi, Monaco e Venezia. Atto I: Prologo Nella taverna di mastro Luther, situata in prossimità del teatro dell'opera di Norimberga, si parla della famosa cantante di nome Stella la quale interpreta il ruolo di Donna Anna nel Don Giovanni. La donna ha risvegliato l'amore di due personaggi: Hoffmann, un poeta la cui passione per la cantante l'ha portato ad abusare dell'alcol, e il consigliere municipale Lindorf, un uomo sposato che la corteggia. Mentre i clienti ordinano le loro consumazioni, entra in scena Lindorf. Il consigliere ha corrotto Andrea, un servitore di Stella, perché gli consegni una lettera che la cantante ha inviato a Hoffmann, con la chiave delle sue stanze. In questo modo, il consigliere potrà sostituirsi al poeta. Luther, il taverniere, entra seguito da vari camerieri e si accinge a riordinare una parte della locanda prima che arrivino gli studenti. Questi fanno il loro ingresso cantando, diretti da due di loro, Hermann e Nathaniel. Gli studenti chiedono a Luther di Hoffmann, che giunge proprio in quel momento accompagnato dal suo fedele amico Nicklausse. Il compagno del poeta paragona la storia amorosa di Hoffmann con quella di Don Giovanni, alludendo al testo dell'aria di Leporello "Notte e giorno faticar". Il poeta sembra pensieroso al cospetto delle persone riunite, però, cedendo alle richieste dei suoi amici, decide di intrattenerli cantando un'aria comica su un nano di nome Kleinzach. Tuttavia, durante la narrazione, lo spirito romantico dello scrittore lo porta ad allontanarsi da quel soggetto per trattare dell'amore. Poco dopo Hoffmann si incontra con Lindorf, che si burla del poeta. Questi, però, crede di riconoscere nel consigliere le forze del male che sempre l'hanno tormentato. La tensione fra i due personaggi sfocia in un reciproco scambio di insulti. Dopodiché, Hoffmann torna a conversare con gli studenti e inizia a raccontare loro le sue esperienze con tre amori del passato, Olympia, Giulietta e Antonia, le cui caratteristiche si trovano riunite in Stella. I giovani si dispongono ad ascoltare il poeta trascurando l'avvertimento di Luther, che li informa che il sipario si sta alzando per il successivo atto dell'opera. Atto II L'atto II è dedicato a Olympia e si svolge a Parigi. Il fisico e inventore Spalanzani si inorgoglisce della sua creazione, una bambola meccanica chiamata Olympia. Entra in scena Hoffmann, che è stato suo allievo ed è perdutamente innamorato della fanciulla, credendo che si tratti di una donna vera. L'inventore dà istruzioni al suo assistente Cochenille e lascia Hoffmann da solo. Il poeta è rapito dalla visione, attraverso una tendina, della bella Olympia, che sembra addormentata. Appare quindi Nicklausse, che rivela al suo amico che l'unico interesse di Spalanzani è la scienza, e aggiunge che l'inventore costruisce bambole, fra cui la stessa Olympia, che sembrano vere. Tuttavia, il contrariato Hoffmann si rifiuta di credere a questa affermazione. Entra in scena Coppelius, un rivale di Spalanzani. Dopo aver fatto pubblicità alle proprie invenzioni, il curioso scienziato vende a Hoffmann alcune lenti che consentono una visione ideale degli oggetti. In questo modo il poeta potrà godere, con i suoi nuovi occhi, di una visione ancora più perfetta della bella Olympia. Senza che Hoffmann se ne accorga, torna Spalanzani, al quale Coppelius chiede di saldare il debito per la fabbricazione degli occhi di Olympia. Il creatore della bella automa consegna al suo rivale un assegno. Cominciano ad arrivare gli invitati alla festa organizzata da Spalanzani per presentare la sua creazione. Fra questi vi sono anche Hoffmann e Nicklausse, desiderosi di vedere Olympia. Finalmente lo scienziato presenta, con grande piacere del poeta, la fanciulla e annuncia che lei andrà ad interpretare un'aria di coloratura. Nel bel mezzo della presentazione dell'automa, Spalanzani deve avvicinarsi precipitosamente a lei per ricaricare il suo meccanismo e impedire che si interrompa la finzione. Però l'estasiato Hoffmann non sembra rendersi conto di quest'ennesima prova dell'artificialità della sua amata. Quando Olympia ha terminato la sua aria, il poeta cerca di invitare a cena la bambola meccanica, ma il suo creatore inventa una scusa. Lungi dal rinunciare ai suoi propositi, e mentre il resto degli invitati si dirige verso la sala da pranzo, il poeta dichiara il suo amore all'automa. Tuttavia, quando prende fra le sue la mano della fanciulla, Olympia si alza e, dopo essersi mossa in varie direzioni, esce dalla sala. Torna in quel momento Nicklausse, che insiste con il suo amico sulla natura meccanica dell'oggetto dei suoi desideri: anche questa volta, Hoffmann si rifiuta di ammetterlo. Entra quindi Coppelius, che ha verificato che l'assegno che gli ha dato Spalanzani non è coperto. Con l'obiettivo di vendicarsi, il rivale del fabbricante di automi, si nasconde nella stanza di Olympia.Al ritorno degli invitati, ha inizio il ballo. Hoffmann comincia a danzare con Olympia, ma la sua compagna meccanica volteggia sempre più velocemente, con grande sorpresa del poeta, finché il suo inventore si vede obbligato a darle un colpetto sulla spalla per farla smettere. Da parte sua, Hoffmann perde gli occhiali, mentre la fanciulla si allontana dalla stanza senza smettere di danzare. Una volta sparita dalla vista si ode un grande fracasso provenire dalla sua stanza: Coppelius ha compiuto la sua vendetta e ha distrutto Olympia, con grande orrore di Hoffmann, che finalmente si rende conto di essersi innamorato di una donna meccanica. Gli invitati si burlano del poeta afflitto, mentre Spalanzani e Coppelius si insultano a vicenda. Atto III L'atto III ha come titolo il nome del nuovo amore di Hoffmann, Antonia, e si svolge a Monaco. Appare in scena l'amata del poeta, che canta, seduta al clavicembalo, un'aria triste. Giunge il liutaio Crespel, suo padre, che rimprovera la figlia di non avere mantenuto la promessa: la giovane ha giurato di non cantare, poiché ha ereditato dalla madre non solo una bella voce, ma anche la tubercolosi. Antonia assicura al padre che non canterà più ed esce di scena. Sicuro che le insistenze del pretendente della figlia, Hoffmann, ne avrebbero debilitato la salute, Crespel prende una decisione: ordina al suo servitore sordo, Franz, che il poeta faccia visita alla giovane inferma. Dopo un numero comico del servitore, arrivano Hoffmann e Nicklausse, che non trovano alcuna resistenza da parte del servo per entrare in casa di Crespel. Ha luogo quindi l'incontro fra il poeta e la giovane malata: Hoffmann dà l'avvio al duetto amoroso ed entra in scena Antonia, che si getta appassionatamente fra le sue braccia. Una volta che Nicklausse ha abbandonato la scena, la donna rivela a Hoffmann che il padre le ha proibito di cantare a causa della sua malattia. Tuttavia, il suo innamorato la incoraggia a sedersi al pianoforte e a intonare con lui il loro duetto amoroso. Alla fine del pezzo, la giovane si sente male e, avvertendo il sopraggiungere del padre, si affretta a rifugiarsi nella sua camera mentre Hoffmann decide di nascondersi. Torna Crespel al quale il servitore Franz ha annunciato l'arrivo del dottor Miracle; tuttavia il padre di Antonia non desidera che il dottore visiti sua figlia, temendo che ciò aggravi le sue sofferenze, così come era stato per la sua defunta moglie. Per mezzo delle arti magiche, Miracle fa la diagnosi della malattia di Antonia e desidera far cantare la giovane ma Crespel, in preda all'indignazione, scaccia il medico da casa sua. Quando Antonia torna in scena, si trova da sola con Hoffmann che, prima di andarsene, chiede all'amata di abbandonare per sempre il sogno di diventare cantante; la giovane promette di non cantare più. Appena Hoffmann si allontana riappare Miracle che loda la bellissima voce di Antonia e la convince che la attende un futuro straordinario come cantante professionista; confusa, Antonia, si avvicina al ritratto della madre. Con sua grande sorpresa, il ritratto prende vita e le consiglia di cantare, mentre il losco dottor Miracle impugna con entusiasmo un violino. Alla fine, il medico sparisce sotto il pavimento, il ritratto torna ad assumere il suo aspetto normale e la povera Antonia cade a terra, agonizzante. Crespel torna appena in tempo per dare l'estremo saluto alla figlia. Arriva in quel momento Hoffmann, che il liutaio accusa di essere la causa della morte della figlia. Il poeta chiede a Nicklausse di chiamare un medico. Stranamente torna il dottor Miracle, che alla fine constata la morte di Antonia. Atto IV L'atto IV è dedicato a Giulietta ed è ambientato a Venezia. L'azione si svolge in un grande palazzo, dal quale si vede il Canal Grande. Nicklausse e una cortigiana di nome Giulietta cantano la celebre barcarola alla presenza di numerose persone. Quando finisce, Hoffmann intona un brindisi e lo dedica alla cortigiana della quale è perdutamente innamorato. Giulietta presenta Hoffmann a altri due suoi ammiratori, Schlemil, con il quale la giovane ha una relazione, e Pitichinaccio, e propone loro di giocare una partita a carte. Rimasti soli, Nicklausse consiglia a Hoffmann di non commettere sciocchezze, spinto dalla passione per Giulietta, ma l'avventato scrittore decide di non prestare attenzione agli avvertimenti dell'amico. Quando entrambi i personaggi hanno abbandonato la scena compare Dapertutto, uno stregone che si serve di Giulietta per manipolare la volontà delle sue vittime. Lo strano personaggio, che è già riuscito a rendere schiavo dei suoi poteri Schlemihl, adesso vuole impadronirsi di Hoffmann. Dapertutto esibisce sul palcoscenico il diamante con il quale circuirà Giulietta perché segua i suoi ordini. In quel momento entra in scena la cortigiana, alla quale lo stregone chiede di sedurre Hoffmann allo scopo di rubargli l'anima catturando il suo riflesso in uno specchio. Una volta che il malefico personaggio è uscito di scena, torna Hoffmann, che dichiara appassionatamente il suo amore per Giulietta. Seguendo gli ordini dello stregone, la sua amata gli fa sapere che i suoi sentimenti sono corrisposti e lo mette in guardia dal carattere geloso del suo amante, Schlemihl. Dopodiché invita il poeta a guardarsi in uno specchio per conservare la sua immagine riflessa una volta che se ne sarà andato; Hoffmann, un po' sconcertato, acconsente al suo volere. Tornano in scena Schlemihl, Pitichinaccio, Nicklausse e Dapertutto in compagnia di altri personaggi e lo stregone mostra a Hoffmann uno specchio. Il poeta si accorge con orrore che nello specchio non viene riflessa la sua immagine e manifesta i suoi sentimenti contrastanti nei confronti di Giulietta, che ama e odia al tempo stesso. In seguito Hoffmann chiede a Schlemihl la chiave della stanza della cortigiana, ma tale richiesta fa scoppiare una violenta lite fra i due che si conclude con la morte di Schlemihl per mano di Hoffmann, che usa la spada di Dapertutto per commettere il crimine. Dopo essersi impossessato della chiave di Giulietta corre verso casa sua, per tornare subito indietro perché si accorge che la giovane sta arrivando in gondola lungo il canale. Il sopraggiungere della cortigiana da un risultato sorprendente: lungi dall'accettare l'amore di Hoffmann, Giulietta sceglie il terzo dei suoi pretendenti, Pitichinaccio. Hoffmann, desolato, si allontana in compagnia del suo inseparabile Nicklausse. Atto V: Epilogo L'epilogo si svolge ancora una volta a Norimberga, nella taverna di Luther. Hoffmann ha terminato il suo racconto e Lindorf, vedendolo completamente ubriaco, pensa di avere ormai partita vinta. Nel vicino teatro dell'Opera, intanto, la rappresentazione del Don Giovanni è finita tra gli applausi ed anche nella taverna tutti brindano al successo di Stella. Luther prepara il punch, mentre gli studenti riprendono uno dei cori del primo atto. La prima donna fa la sua entrata nel locale e si dirige subito verso Hoffmann ma il poeta è in uno stato tale di ubriachezza che non può impedire a Lindorf di accompagnare la diva. Hoffmann canta un'ultima strofa della storia di Kleinzach, prima di crollare su di un tavolo. Rimasto solo, ha una visione nella quale gli appare la musa della poesia che gli consiglia di dedicarle tutta la sua vita; il poeta acconsente stregato. In lontananza le voci degli studenti, che brindano di nuovo.

Jacques Offenbach

Breve biografia del compositore
Jacques Offenbach nato Jacob (Colonia, 20 giugno 1819 – Parigi, 5 ottobre 1880) è stato un compositore e violoncellista tedesco naturalizzato francese (si stabilì infatti ancora adolescente a Parigi, dove trascorse poi gran parte della sua vita). È considerato il padre dell'operetta. Fu anche uno dei più autorevoli compositori di musica popolare nell'Europa del diciannovesimo secolo. Il padre di Offenbach nacque come Isaac Eberst intorno al 1780 nella città di Offenbach am Main, sul fiume Meno in Germania. Ebreo e cantore di sinagoga, cambiò il suo nome in Offenbach quando si stabilì a Deutz nel 1802. Uomo dai molti talenti, lavorò come rilegatore, traduttore, editore, insegnante di musica e compositore. Nel 1816 si spostò a Colonia, dove nacque Jacob nel 1819. Nel 1833 il padre di Jacob lo portò a Parigi e lo fece ammettere come studente di violoncello al Conservatoire national supérieur de musique et de danse de Paris. Difficoltà finanziarie costrinsero Jacob a lasciare gli studi alla fine del 1834. Dopo alcuni lavori saltuari, nel 1837 trovò posto come violoncellista nell'orchestra dell'Opéra-Comique. Divenne presto noto come virtuoso dello strumento, comparendo al fianco di famosi pianisti come Anton Rubinstein, Liszt, Mendelssohn, e più spesso con Flotow. Nel 1844 sposò Herminie d'Alcain; nel 1848 si spostò in Germania per sfuggire alla violenza rivoluzionaria in Francia, dove rientrerà poco dopo. Offenbach in una foto del 1861 Nel 1850 divenne direttore d'orchestra al Théâtre Français, nel quale trovò ostilità per quel che concerne la sua produzione musicale. Quindi affittò, nella stagione dell'Expo, un piccolo teatro negli Champs-Élysées, a cui dette il nome di Bouffes Parisiens, e l'inverno seguente prese un teatro più grande in rue Monsigny/Passage Choiseul, dove ebbe inizio una carriera di grande successo per la rappresentazione di sue operette. All'inizio, il musicista si limitò a comporre opere in un atto con pochi cantanti, solo a partire dal 1858 pose fine a questa limitazione, componendo la sua prima opera di grandi dimensioni, Orfeo all'inferno. Dal 1855 al 1861 diresse il Théâtre des Bouffes-Parisiens e dal 1873 al 1875 il Théâtre de la Gaîté di Parigi. Nel 1856 inventò il nome operetta per la sua La Rose de Saint-Flour. Offenbach scrisse almeno 100 "operette", alcune delle quali furono molto popolari allora, e continuano ad esserlo ancora oggi. Le migliori di queste combinano la satira politica e culturale con l'arguzia della "grande opera". Fra i lavori per i quali è ricordato (un catalogo di oltre novanta operette) vi sono Orfeo all'inferno, La bella Elena, La Vie Parisienne, La Grande-duchesse de Gerolstein, Barba Blu e La Périchole. Offenbach fu molto legato al suo paese d'adozione, e molti suoi lavori sono di sapore patriottico. Ma ciò non l'aiutò quando scoppiò la Guerra franco-prussiana nel 1870, poiché fu qualificato dalla stampa tedesca come un traditore, e da quella francese come una spia di Bismarck, fatti, questi, tanto gravi da indurlo a trasferirsi con la famiglia in Spagna. Quando tornò a Parigi dopo la guerra le sue irriverenti operette furono accolte con successo dal pubblico, e segnarono, in concomitanza di fatti politici e militari, la fine del Secondo Impero francese di Napoleone III da cui aveva ricevuto la Legion d'onore. Andato in fallimento nel 1875, l'anno successivo recuperò una buona parte delle perdite in un tour negli USA, dove diede 40 concerti a New York e Filadelfia in occasione dell'Esposizione centennale delle arti, della manifattura e dei prodotti del suolo e delle miniere di Filadelfia (1876). Offenbach ottenne ulteriore popolarità con Madame Favart (1878), costruzione fantastica sulla vita dell'attrice francese Marie-Justine Favart, e La fille du tambour-major, un'opera di grande fantasia musicale. Alcuni esperti giudicano il suo ultimo lavoro, I racconti di Hoffmann (Les contes d'Hoffmann) (tratto da 3 brevi storie di E.T.A. Hoffmann), il suo capolavoro, non finito a causa della sua morte nel 1880 e completato dal suo amico Ernest Guiraud e dato al pubblico nel 1881.

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