Jessica Pratt & Shalva Mukeria

Opera di Firenze http://www.operadifirenze.it

Firenze
  • Direttore Fabrizio Maria Carminati
  • ottobre 2016
    14
    venerdì
    20:00 > 23:00
    3 ore
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Jessica Pratt & Shalva Mukeria

Programma

Brani

Sinfonia

tratto da Don Pasquale di Gaetano Donizetti

Oh! quante volte, oh quante!

tratto da I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini
Non disponibile in italiano
Giulietta worries because she does not know where Romeo has gone. She is in love with him and waits with ardor for him to come. She wishes to see his silhouette in the light of the day and hear his sigh which reminds her of the breeze.
Testo
Eccomi in lieta vesta...eccomi adorna... Come vittima all'ara. Oh! almen potessi Qual vittima cader dell'ara al piede! O nuzïali tede, Abborrite così, così fatali, Siate, ah! siate per me faci ferali. Ardo...una vampa, un foco Tutta mi strugge. Un refrigerio ai venti io chiedo invano. Ove se'tu, Romeo? In qual terra t'aggiri? Dove, dove invïarti i miei sospiri? Oh! quante volte, Oh! quante ti chiedo Al ciel piangendo Con quale ardor t'attendo, E inganno il mio desir! Raggio del tuo sembiante Parmi il brillar del giorno : L'aura che spira intorno Mi sembra un tuo respir.

Angelo casto e bel

tratto da Le Duc d'Albe di Gaetano Donizetti

Ah! non credea mirarti... Ah! non giunge

tratto da La Sonnambula di Vincenzo Bellini
Non disponibile in italiano
While sleepwalking, Amina prays for Elvino and then sings her sorrow. She remembers the engagement ring that he took from her when he believed she was unfaithful to him.
Testo
Ah,non credea mirarti si presto estinto, o fiore; passasti al par d'amore, che un giorno sol(o) duro. Potria novel vigore il pianto mio recarti ma ravvivar l'amore il pianto mio, ah no, non puo. Ah, non giunge uman pensiero al contento ond'io son piena: a miei sensi io credo appena; tu m'affida o mio tesor. Ah, mi abbraccia, e sempre insieme, sempre uniti in una speme, della terra, in cui viviamo ci formiamo un ciel d'amor.

Sinfonia

di Gaetano Donizetti

Son già lontani... Corre a valle... Vieni fra queste braccia

tratto da I Puritani di Vincenzo Bellini

Sinfonia

tratto da L’amor coniugale di Giovanni Simone Mayr

Ange si pur

tratto da La Favorite di Gaetano Donizetti

O luce di quest'anima

tratto da Linda di Chamounix di Gaetano Donizetti
Testo
Ah! tardai troppo, e al nostro favorito convegno io non trovai il mio diletto Carlo; e chi sa mai quanto egli avrà sofferto! Ma non al par di me! Pegno d'amore questi fior mi lasciò! tenero core! E per quel core io l'amo, unico di lui bene. Poveri entrambi siamo, viviam d'amor, di speme; pittore ignoto ancora egli s'innalzerà coi suoi talenti! Sarà mio sposo allora. Oh noi contenti! O luce di quest'anima, delizia, amore e vita, la nostra sorte unita, in terra, in ciel sarà. Deh, vieni a me, riposati su questo cor che t'ama, che te sospira e brama, che per te sol vivrà.

Tombe degli avi miei

tratto da Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti

Lucia perdona… Verranno a te sull’aure

tratto da Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti
Testo
EDGARDO Lucia, perdona se ad ora inusitata io vederti chiedea: ragion possente a ciò mi trasse. Prìa che in ciel biancheggi l'alba novella dalle patrie sponde lungi sarò. LUCIA Che dici? EDGARDO Pe' Franchi lidi amici sciolgo le vele; ivi trattar m'è dato le sorti della Scozia. LUCIA E me nel pianto abbandoni così? EDGARDO Prìa di lasciarti Ashton mi vegga...io stenderò placato a lui la destra e la tua destra, pegno fra noi di pace, chiederò. LUCIA Che ascolto! Ah, no...rimanga nel silenzio sepolto per or l'arcano affetto. EDGARDO Intendo! Di mia stirpe il reo persecutor, dei mali miei ancor pago non è! Mi tolse il padre, il mio retaggio avito. Né basta? Che brama ancor quel cor feroce e rio? La mia perdita intera? Il sangue mio? Egli m'odia... LUCIA Ah, no... EDGARDO M'aborre. LUCIA Calma, oh ciel, quell'ira estrema. EDGARDO Fiamma ardente in sen mi corre! M'odi. LUCIA Edgardo! EDGARDO M'odi e trema! Sulla tomba che rinserra il tradito genitore al tuo sangue eterna guerra io giurai nel mio furore. LUCIA Ah! EDGARDO Ma ti vidi, e in cor mi nacque altro affetto, e l'ira tacque. Pur quel voto non è infranto, io potrei, sì potrei compirlo ancor! LUCIA Deh! Ti placa. Deh, ti frena. EDGARDO Ah, Lucia! LUCIA Può tradirne un solo accento! Non ti basta la mia pena? Vuoi ch'io mora di spavento? EDGARDO Ah, no! LUCIA Ceda, ceda ogn'altro affetto, solo amor t'infiammi il petto; un più nobile, più santo, d'ogni voto è un puro amor, ah, solo amore, ecc. Cedi, cedi a me, cedi, cedi all'amor. EDGARDO Pur quel voto non è infranto, ecc. Io potrei compirlo ancor. (con subita risoluzione) Qui di sposa eterna fede, qui mi giura al cielo innante. Dio ci ascolta, Dio ci vede; tempio ed ara è un core amante; (ponendo un anello in dito a Lucia) al tuo fato unisco il mio, son tuo sposo. LUCIA (porgendo a sua volta il proprio anello ad Edgardo) E tua son io. EDGARDO e LUCIA Ah, soltanto il nostro foco spegnerà di morte il gel. LUCIA Ai miei voti amore invoco, ai miei voti invoco il ciel, ecc. EDGARDO Ai miei voti invoco il cielo, ecc. Separarci omai conviene. LUCIA Oh, parola a me funesta! Il mio cor con te ne viene. EDGARDO Il mio cor con te qui resta, ecc. LUCIA Ah, Edgardo, ah! Edgardo! EDGARDO Separarci omai convien. LUCIA Ah, talor del tuo pensiero venga un foglio messaggero, e la vita fuggitiva di speranze nutrirò. EDGARDO Io di te memoria viva sempre, o cara, serberò. LUCIA Ah! Verranno a te sull'aure i miei sospiri ardenti, udrai nel mar che mormora l'eco dei miei lamenti. Pensando ch'io di gemiti mi pasco e di dolor, spargi un'amara lagrima su questo pegno allor, ah, su questo pegno, ecc. EDGARDO Verranno a te sull'aure, ecc. EDGARDO e LUCIA Ah! Verranno a te sull'aure, ecc. EDGARDO Rammentati, ne stringe il ciel! EDGARDO e LUCIA Addio!

Gaetano Donizetti

Domenico Gaetano Maria Donizetti (Bergamo, 29 novembre 1797 – Bergamo, 8 aprile 1848) scrisse più di settanta opere, oltre a numerose composizioni di musica sacra e da camera. Le opere del Donizetti oggi più sovente rappresentate nei teatri di tutto il mondo sono L'elisir d'amore, la Lucia di Lammermoor e il Don Pasquale. Con frequenza sono allestite anche La fille du régiment, La Favorite, la Maria Stuarda, l'Anna Bolena, la Lucrezia Borgia e il Roberto Devereux. Nato a Bergamo il 29 novembre 1797, fu ammesso alle lezioni caritatevoli di musica tenute da Giovanni Simone Mayr e Francesco Salari. Fu proprio il Mayr ad aprire all'allievo prediletto le possibilità di successo, curandone prima la formazione e affidandolo poi alle cure di Stanislao Mattei. A Bologna, dove proseguiva gli studi musicali, il Donizetti scrisse la sua prima opera teatrale, Il Pigmalione. La rappresentazione "Enrico di Borgogna" a Venezia nel 1818, segnò il suo esordio teatrale. Firmato nel 1827 un contratto con l’impresario Domenico Barbaya, Donizetti si stabilì a Napoli, raggiungendo il grande successo con "Anna Bolena" ed "Elisir d’Amore". Nel 1829 era stato nominato direttore dei Teatri Reali di Napoli e, nel 1834, accettò la Cattedra di Composizione al Conservatorio della stessa città. Nel 1832, alla morte di Vincenzo Bellini, nonostante l'antipatia dimostrata in vita nei confronti del musicista, Donizetti gli dedicò una Messa da Requem. Nel 1835, Donizetti fece rappresentare a Napoli la "Lucia di Lammermoor" e, mentre la vita professionale del compositore andava a gonfie vele, venne colpito da una serie di lutti: in pochi mesi morirono il padre, la madre e la seconda figlia. Donizetti interruppe ogni sua attività in Italia per recarsi a Parigi, su consiglio di Gioachino Rossini. Nonostante la sfortuna continuasse a perseguitare il musicista con la morte della moglie e di un'altra figlia, Gaetano Donizetti curò il dispiacere e la solitudine componendo in pochi anni "Don Pasquale", "Don Sebastiano del Portogallo", "Linda di Chamounix", "Maria di Rohanna" e il "Conte di Chalais". Nel 1842 ricevette a Vienna l’ambita nomina di Maestro di Cappella di Corte, ma la sua salute, peggiorò sempre di più ed alla fine fu internato nel manicomio di Ivry-sur-Seine. Nel 1847, Donizetti,trasportato a Bergamo, fu accolto dai baroni Basoni Scotti, che lo assistettero fino alla morte, sopravvenuta l'8 Aprile 1848.

Vincenzo Bellini

Vincenzo Salvatore Carmelo Francesco Bellini (Catania, 3 novembre 1801 – Puteaux, 23 settembre 1835) è stato un compositore italiano, tra i più celebri operisti dell'Ottocento. Le sue opere furono dieci in tutto, più famose e rappresentate sono La sonnambula, Norma e I puritani. Biografia Nato a Catania il 3 novembre 1801 da Rosario Bellini e da Agata Ferlito in un appartamento in affitto di Palazzo Gravina Cruyllas in Piazza San Francesco, Vincenzo fu figlio e nipote d'arte: il nonno Vincenzo Tobia Felice, originario di Torricella Peligna e all'epoca noto compositore di musiche sacre, già attivo a Petralia Sottana, fu scritturato da Ignazio Paternò Castello e pertanto si trasferì a Catania in via Santa Barbara. Il piccolo Vincenzo dimostrò precocemente un interesse nei confronti della musica e intorno all'età di 14 anni si trasferì a studiare dal nonno il quale ne intuì l'alta predisposizione verso la composizione. Intorno al 1817 la sua produzione si fa particolarmente intensa, per convincere il senato civico ad ottenere una borsa di studio per il perfezionamento da effettuarsi al Real Collegio di Musica di San Sebastiano, con una supplica datata al 1818. Nel 1819 ottenne la borsa di 36 onze annue grazie all'interesse dell'intendente del Vallo, il duca di Sammartino. Partì da Messina, ospite dello zio padrino Francesco Ferlito, il 14 giugno e giunse al porto di Napoli dopo cinque giorni di tempesta, scampando fortunosamente ad un naufragio. A Napoli fu allievo di Giacomo Tritto, ma conosciuto Nicola Antonio Zingarelli preferì seguire quest'altro, il quale lo indirizzò verso lo studio dei classici e il gusto per la melodia piana ed espressiva, senza artifici e abbellimenti, secondo i dettami della scuola musicale napoletana. Tra i banchi del conservatorio ebbe come condiscepoli Saverio Mercadante ed il musicista patriota Piero Maroncelli, ma soprattutto conobbe il calabrese Francesco Florimo, la cui fedele amicizia lo accompagnerà per tutta la vita e dopo la morte, allorché Florimo diventerà bibliotecario del conservatorio di Napoli e sarà tra i primi biografi dell'amico prematuramente scomparso. In questo periodo Bellini compose musica sacra, alcune sinfonie d'opera e alcune arie per voce e orchestra, tra cui la celebre Dolente immagine il cui testo è attribuito alla sua fiamma di allora, Maddalena Fumaroli, opera oggi nota solo nelle successive rielaborazioni per voce e pianoforte. Nel 1825 presentò al teatrino del conservatorio la sua prima opera, Adelson e Salvini, come lavoro finale del corso di composizione. L'anno dopo colse il primo grande successo con Bianca e Fernando, andata in scena al teatro San Carlo di Napoli col titolo ritoccato in Bianca e Gernando per non mancare di rispetto al principe Ferdinando di Borbone. L'anno seguente il celebre Domenico Barbaja commissionò a Bellini un'opera da rappresentare al Teatro alla Scala di Milano. Partendo da Napoli, il giovane compositore lasciò alle spalle l'infelice passione per Maddalena Fumaroli, la ragazza che non aveva potuto sposare per l'opposizione del padre di lei, contrario al matrimonio con un musicista. Sia Il pirata (1827) che La straniera (1829) ottennero alla Scala un clamoroso successo: la stampa milanese riconosceva in Bellini l'unico operista italiano in grado di contrapporre a Gioachino Rossini uno stile personale da cui prende la bellezza proprio quest'ultimo, basato su una maggiore aderenza della musica al dramma e sul primato del canto espressivo rispetto al canto fiorito. Meno fortuna ebbe nel 1829 Zaira, rappresentata a Parma per inaugurare il nuovo Teatro Ducale di Parma (oggi Teatro Regio di Parma) e la cui rappresentazione riscosse scarso successo. Lo stile di Bellini mal si adattava ai gusti del pubblico di provincia, più tradizionalista. Delle cinque opere successive, le più riuscite sono non a caso quelle scritte per il pubblico di Milano (La sonnambula, e Norma, entrambe andate in scena nel 1831) e Parigi (I puritani - 1835). In questo periodo compose anche due opere per il Teatro La Fenice di Venezia: I Capuleti e i Montecchi (1830), per i quali adattò parte della musica scritta per Zaira, e la sfortunata Beatrice di Tenda (1833). La svolta decisiva nella carriera e nell'arte del musicista catanese coincise con la sua partenza dall'Italia alla volta di Parigi. Qui Bellini entrò in contatto con alcuni dei più grandi compositori d'Europa, tra cui Fryderyk Chopin, e il suo linguaggio musicale si arricchì di colori e soluzioni nuove, pur conservando intatta l'ispirazione melodica di sempre. Oltre ai Puritani, scritti in italiano per il Théâtre-Italien, a Parigi Bellini compose numerose romanze da camera di grande interesse, alcune delle quali in francese, dimostrandosi pronto a comporre un'opera in francese per il Teatro dell'Opéra di Parigi. Ma la sua carriera e la sua vita furono stroncate a meno di 34 anni da un'infezione intestinale probabilmente contratta all'inizio del 1830. Bellini fu sepolto nel cimitero Père Lachaise, dove rimase per oltre 40 anni, vicino a Chopin e a Cherubini. Nel 1876 la salma fu traslata nel Duomo di Catania. Nelle varie tappe che segnarono il ritorno in Patria, il feretro del compositore fu accolto ovunque con calore e commozione. Giunto infine nella sua città natale, vennero celebrate le solenni esequie, a cui parteciparono migliaia di catanesi, alcuni parenti del compositore (tra cui due fratelli ancora in vita), e una folta rappresentanza di autorità civili, militari e religiose. In onore del ritorno in Patria delle sue spoglie la sua città natale riprodusse l'Arco di Trionfo di Parigi in ricordo del soggiorno francese del musicista. La tomba fu realizzata dallo scultore Giovanni Battista Tassara, mentre il monumento cittadino fu opera di Giulio Monteverde. Heinrich Heine lo descrive così: «Egli aveva una figura alta e slanciata e moveva graziosamente e in modo, starei per dire, civettuolo. Viso regolare, piuttosto lungo, d'un rosa pallido; capelli biondi, quasi dorati, pettinati a riccioli radi; fronte alta, molto alta e nobile; naso diritto; occhi azzurri, pallidi; bocca ben proporzionata; mento rotondo. I suoi lineamenti avevano un che di vago, di privo di carattere, di latteo, e in codesto viso di latte affiorava a tratti, agrodolce, un'espressione di dolore». Secondo Heine, Bellini parlava francese molto male, anzi: «orribilmente, da cane dannato, rischiando di provocare la fine del mondo».

Giovanni Simone Mayr

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